Chi sono

Chi sono

Faccio l'ingegnere informatico da oltre vent'anni.

Ho progettato sistemi di telecomunicazione, infrastrutture digitali, soluzioni che dovevano — e spesso riuscivano — a migliorare la vita delle aziende e delle persone che ci lavoravano.

Migliorare. Una parola che ho usato migliaia di volte.

Poi è arrivata l'AI. E quel migliorare ha cambiato velocità. È diventato esponenziale, inarrestabile, difficile persino da seguire.

E ho iniziato ad accorgermi di una cosa strana.

Ogni volta che parlo di AI — con un cliente, con un amico, con un genitore — emerge qualcosa che non mi aspettavo. Non entusiasmo. Non curiosità. Una specie di scomodità silenziosa. "I miei figli cresceranno senza imparare niente." "Il mio lavoro non esisterà più." "Dobbiamo fermare tutto questo."

Io ascolto. E mi chiedo: stiamo parlando davvero di AI — o stiamo parlando di qualcosa d'altro?

Il 25 maggio 2026 Papa Leone XIV ha pubblicato la Magnifica Humanitas — un'enciclica di 110 pagine sulla custodia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale. L'ho letta. Mi ha scosso.

Non perché contenesse risposte. Ma perché faceva la domanda giusta nel momento giusto.

E io mi sono trovato a chiedermi: io dove sono, in tutto questo? Che responsabilità ho?

DeepRoot è il mio tentativo di risposta.

Non sono un filosofo. Non sono un teologo. Sono un ingegnere che ha passato vent'anni a costruire sistemi — e che ora si chiede cosa rimane dell'uomo quando i sistemi sanno fare quasi tutto.

Se anche tu te lo stai chiedendo, sei nel posto giusto.

Francesco Di Lecce